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sabato, Gennaio 31, 2026

La Grazia. “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi ma poi ritornano”

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di Laura Salvioli
Il 15 gennaio è uscito il nuovo film di Sorrentino che torna, finalmente, a dirigere il suo attore feticcio Toni Servillo. L’ormai consacrato attore napoletano, questa volta si cimenta nel ruolo di un Presidente della Repubblica nel suo semestre bianco, cioè l’ultimo prima della fine del suo mandato. Mariano De Santis, è questo il nome dell’ipotetico Presidente della Repubblica, è prima di tutto un giurista, ex giudice e professore noto per il suo manuale di diritto penale, ora alla fine della sua carriera, si trova a dover decidere se firmare una sofferta legge sull’eutanasia e ben due richieste di grazia. Sorrentino, infatti, ha dichiarato di essere partito da una notizia di cronaca relativa a Mattarella che concesse la grazia ad un condannato che aveva ucciso la moglie malata terminale. Da questo input è partita la sceneggiatura che poi, come sempre, parla, anche di molto altro.

Premetto che io amo il cinema di Sorrentino, tuttavia, i suoi due ultimi film non mi avevano molto convinta. “Parthenope”, perché, a mio parere, mancava di una protagonista in grado di sorreggere le atmosfere rarefatte tipiche dei suoi film. “È stata la mano di Dio”, invece, forse solo perché non era abbastanza “barocco” ai miei occhi e, forse, anche perché il raccontare una vicenda autobiografica ha reso il tutto troppo “reale”, rispetto a quello che solitamente mi aspetto dai film di Sorrentino.

Questa volta, invece, ho ritrovato il “mio Paolo” in un film che è un perfetto mix tra “La grande bellezza” e “Il divo”. Una trama semplice ma efficace, e dei personaggi iconici come, ad esempio, Coco la migliore amica del Presidente, storica dell’arte energica e spigliata, interpretata da Milvia Marigliano, una preziosa attrice di teatro che questo film ci ha fatto riscoprire. E, soprattutto, è uno sguardo lucido sulla realtà, innamorato della vita che è una cosa seria ma, che è anche tragicomica nel suo evolversi.

Mi piace questo modo indulgente e leggero, che non è mai superficiale, di vedere le cose che ha Sorrentino… Che forse aveva in parte perso ma che ha, finalmente, ritrovato regalandoci un film in cui abbiamo sullo sfondo una Roma istituzionale, e come protagonista un uomo che è ricco di nozioni ed intelligenza ma povero di coraggio. Un uomo soprannominato “cemento armato” che è rimasto immobile su alcune sue convinzioni che teme ma, allo stesso tempo, vorrebbe il rocambolesco nella sua vita (come dimostra la musica rap che sente in segreto). Un uomo che appare pesante ma, ambisce a fluttuare leggero sulle cose. Ho amato questo film, come altri di Sorrentino, perché sono tutti lavori in cui la vera trama sono i cambiamenti interiori del personaggio o dei personaggi. Succedono cose all’esterno ma, la vera rivoluzione, il vero capovolgimento, è tutto interiore come nella vita, del resto, dove non si può tanto influire sugli avvenimenti esteriori, si può solo imparare ad accoglierli nel modo giusto. Ed una volta accolti, le decisioni che si vedono anche all’esterno, diventano facili e, leggere, appunto.

Non voglio dirvi molto altro sul film se non invitarvi ad andare a vederlo e segnalarvi che, a mio parere, ci sono almeno due scene che non dimenticherete facilmente, oltre a dei dialoghi, oserei dire, perfetti.


(29 gennaio 2026)

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