“L’Orchestra Stonata”, un gioiellino che commuove

-


di Ennio Trinelli
Ennio Trinelli

Ho ritrovato questo gioiellino del 2024 che avevo colpevolmente perso, in uno dei tanti cineforum estivi in un circolo Arci emiliano e, almeno stavolta, non me lo sono fatto scappare. Il film, come dicevo, è del 2024, nell’originale francese “En Fanfare” – che suona assai meglio, ma sapete: il mercato… – è diretto da Emmanuel Courcol ed è stato un grande successo di pubblico in Francia, mettendo d’accordo pubblico e critica, ottenendo sette candidature ai prestigiosi César.
La trama è semplice: Thibaut, celeberrimo direttore d’orchestra di fama mondiale sviene durante una prova. La diagnosi è infausta: leucemia fulminante. Lo può salvare soltanto un trapianto di midollo da un famigliare, ma il test del DNA gli rivela di essere stato adottato. Scopre così, il film non ci dice come, di avere un fratello biologico più piccolo, Jimmy, che vive nella città natale della madre, nel nord della Francia, che lo salverà, ma non del tutto.

Quello che potrebbe trasformarsi in un drammone insostenibile si trasforma qui in un film pieno di speranza, che con sapienza cinematografica tutta francese (e un magnifico montaggio), unisce impegno sociale, tensioni famigliari, solitudine, genio, dentro una storia di grandissima umanità dove l’amore è il reale protagonista insieme alla musica vera e propria regina della pellicola. Thibaut Désormeaux è molto ben interpretato da Benjamin Lavernhe, con il fratello Jimmy Lecocq interpretato da Pierre Lottin un po’ più legnoso nel suo agire il personaggi, che sembra faticare a renderlo spigoloso. Al centro della scena, trionfante, il Bolero di Ravel che concluderà magnificamente, e in modo inaspettato, la pellicola. Pur con qualche limite nell’adattamento dei dialoghi in lingua italiana, in alcuni momenti decisamente un po’ poveri; pur nella drammaticità del momento in cui Thibaut scopre che il trapianto di midollo non è riuscito, il film scorre senza pesantezze ed emoziona, particolarmente nel finale (preparato con sapienza a circa tre quarti del film con una soluzione registica che porta in trionfo un’idea che sembrava far parte dello scorrere degli eventi, partendo da una fabbrica che chiude alla festa finale in un auditorium): un finale molto potente che mi ha fatto venire voglia di applaudire. Non l’ho fatto io, ché son discretoo, ma lo ha fatto il resto del pubblico che affollava l’arena estiva.

LEGGI ANCHE

Hamnet. William Shakespeare come non lo avete mai visto

di Laura Salvioli La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo “Nel nome del figlio Hamnet” di Maggie O'Farrell,...

Il film ha ottenuto le candidature ai César per il miglior film, miglior attore, miglior attrice non protagonista, miglior promessa maschile, miglior sceneggiatura originale, miglior montaggio e miglior sonoro. Non ne ha vinto nessuno, ma resta un gioiellino. Ora dovrò rivederlo in lingua originale.

 

 

LEGGI ANCHE

“Andrej Rublëv” di Andrej Tarkovskij: l’arte contro la rovina del mondo

di Fabio Galli Ci sono film che raccontano una storia e film che sembrano attraversare il tempo stesso,...

(4 luglio 2026)

©gaiaitalia.com 2026 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 

 

 

 




POTREBBERO INTERESSARTI

Pubblicità