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mercoledì, Giugno 29, 2022

“Operation Hyacinth”, bella pellicola di Piotr Domalewski

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di Giuseppe Sciarra

Mi chiedo se in Italia arriveremo mai a realizzare film come “Operation Hyacinth” di Piotr Domalewski. Benché la Polonia in tema di diritti LGBTQ sia molto arretrata addirittura rispetto a noi (il che è tutto dire), questo ottimo thriller polacco targato Netflix in cui aleggia il fantasma di Cruising di William Friedkin ha tra i tanti meriti quello di denunciare l’omofobia delle forze dell’ordine nella Polonia degli anni ottanta. Quando si faranno pellicole del genere anche in Italia? La maggior parte delle produzioni LGBTQ del bel paese si limitano a esplorare il territorio della commedia o quello del cinema melò alla Ferzan Ozpetek e poi? Tutto tace sul grande schermo riguardo il versante delle contestazioni sociali della comunità gaia. Dopo questo piccolo e legittimo sfogo da mestierante e appassionato che vorrebbe un cinema italiano più coraggioso e di rottura meglio concentrarsi sul film.

“Operation Hyacinth” è un ottimo thriller dalle venature noir che mostra la violenza e il machismo di un paese sotto regime comunista i cui i sentimenti non sono cosa da uomini, la virilità si basa sulla violenza e gli omosessuali sono checche schifose che vanno messe alla gogna in nome del potere e dei potenti, soprattutto se potrebbero intaccare questi ultimi con uno scandalo sessuale. La bellissima sceneggiatura di Martin Ciaston guarda a una pagina nera e vergognosa della storia polacca che riguarda la terribile operazione Giacinto (l’amato di Apollo il cui uso in questo caso è fatto in modo improprio), una caccia alle streghe nata con lo scopo di schedare tutti gli omosessuali e tutti quelli che erano entrati in contatto con loro. Con i metodi poco ortodossi che si posssono immaginare, interrogatori farsa e intimidazioni di vario genere, lo stato polacco tra il 1984 e il 1987 teneva a bada gli omosessuali perché ritenuti portatori della peste gay occidentale, l’AIDS, rovinando così la vita di molte persone.

In Operation Hyacinth si racconta la storia di fiction del protagonista, un giovane poliziotto eterosessuale – Robert (interpretato da un bravissimo Tomasz Ziętek) – che si insospettisce dello strano avanzamento della sua carriera per un caso tutt’altro che risolto di uccisioni di uomini gay nella comunità di Varsavia. Robert decide allora di indagare da solo sulla faccenda, perché i suoi superiori e il suo stesso padre, anche quest’ultimo nelle forze dell’ordine, sembrano volerlo ostacolare. L’uomo viene così a conoscenza di un giro di prostituzione che coinvolge personaggi intoccabili.
Pervaso di una atmosfera angosciante, cupa, enfatizzata da una fotografia incentrata su colori freddi e autunnali come i paesaggi dell’est Europa che fanno da sfondo alla vicenda, alternando campi totali, piani a due e primi piani in cui i personaggi sembrano muoversi in mezzo al nulla sia negli interni anonimi e avari di oggetti che infondano identità alle abitazioni, che negli esterni altrettanto desolanti (siamo pur sempre nell’Europa est pre-crollo muro di Berlino), Operation Hyacinth è un atto di accusa non solo alla Polonia omofoba di ieri, ma soprattutto a quella di oggi, colpevole di slogan omofobi inaccettabili per una società civile. Questo film che punta il dito sulle infamie del passato ha un intento politico ben preciso, quello di mettere in evidenza la chiusura e la violenza della società polacca di oggi in mano ai partiti di estrema destra, agli ultras e alla fazione integralista della chiesa cattolica.

Un gesto lodevole in cui la settima arte si fa portavoce della causa LGBTQ con un thriller di pregevole fattura dalla grande forza insurrezionale, contagiosa per qualsiasi spettatore e cittadino che lotta per la democrazia e per una Polonia libera dalla assai poco santa e profondamente insana inquisizione di chi la governa.

 

(12 novembre 2021)

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