Il primo aprile è uscito nelle sale italiane questo film scritto e diretto da Kristoffer Borgli, stesso sceneggiatore e regista di “Sick of my self”, pellicola molto interessante che trovate su Prime video. La produzione è della ormai celebre A24. Questa casa di produzione che, oltretutto prende il nome dalla nostra autostrada che collega Roma a Teramo, esiste solo dal 2012 ma ha prodotto vari film di grande successo. Tuttavia, alcuni, a mio parere, sono stati dei progetti molto riusciti altri, decisamente no, nonostante i premi. Ho l’impressione che sebbene siano partiti con ottimi presupposti, si siano poi un po’ persi. Se all’inizio hanno prodotto film veramente notevoli come “The Lobster”, o “Moonlight”, poi, a mio parere, hanno perso di qualità, cercando di produrre film molto più incentrati sui colpi di scena che non su un vero valore artistico. Come nel caso di “Everything Everywhere All at Once”, film che vinse vari oscar nel 2023, ma che io trovai a dir poco confuso.
Ma torniamo a “The drama”, il film interpretato da Robert Pattinson e Zendaya che ci parla di una coppia che sta per sposarsi. I due già convivono da tempo e decidono di convolare a nozze, ma nella fase dei preparativi del matrimonio viene fuori un segreto riguardante la lei della coppia. Tutto avviene durante la cena di prova del menù nuziale, in presenza di un’altra coppia che si ritrova, quindi, ad essere testimone del famigerato segreto. Il tema, quindi, è molto stuzzicante. Quanto conosciamo effettivamente la persona di cui ci innamoriamo? E quali e quanti segreti che la riguardano saremmo pronti a perdonare pur di rimanere insieme? Quale tipo di segreto ci potrebbe far desistere dallo sposare la persona che amiamo e quale no? Ma, soprattutto, dopo certe rivelazioni, riusciremmo a vedere quella persona nello stesso modo?
Il vero problema non è, infatti, il tema del film ma, come viene sviluppato.
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Seppure l’incipit sia molto intrigante, soprattutto nella parte in cui i due ripercorrono le tappe della loro storia per preparare i voti nuziali, poi la narrazione si perde. Forse, perché il film è di genere ibrido. Ma forse anche perché, come accennavo, credo sia un marchio di fabbrica della A24, inserire numerosi colpi di scena in alcuni casi, direi, forse non proprio necessari. E, deduco da questo, che la casa di produzione manovri molto della sceneggiatura delle sue pellicole.
Capisco, che il pubblico attuale abbia una soglia dell’attenzione molto bassa, ma non credo sia giusto che il cinema e l’arte in generale si adattino a questa preoccupante tendenza. Ho apprezzato, ovviamente, le interpretazioni degli attori tutti notevoli, anche la meno nota Alana Haim che già avevo adorato in “Licorice pizza”, e che è stata perfetta nel ruolo di amica della sposa. Tuttavia, l’ho vista un po’ come una occasione mancata, un tema intrigante, grandi attori, ma soprattutto in questo caso, avrebbe dovuto essere la sceneggiatura a sostenere tutta l’architettura del film.
Se lo scopo è solo stupire un pubblico peraltro pigro, ecco spiegato perché si costruiscono storie poco coerenti e consistenti.
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(1 maggio 2026)
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