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martedì, Febbraio 24, 2026

Le città di pianura. Un road movie “in Saor”

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di Laura Salvioli
Questo film italiano del 2025 è uscito nelle sale il 2 ottobre, e, finalmente, lo trovate su Mubi, quindi, dovete assolutamente, recuperarlo. Francesco Sossai al suo secondo lungometraggio ci regala un road movie ambientato in Veneto di cui non potrete far altro che innamorarvi. I protagonisti sono Carlobianchi (si scrive così tutto attaccato) e Doriano; sono due cinquantenni che passano le loro giornate a bere e girovagare sempre in cerca dell’ultimo bicchiere. All’inizio del film, già particolarmente alticci, si stanno per confidare il segreto della vita, ma sono così ubriachi, che se lo dimenticano. Poi partano sulla loro fatiscente Jaguar per andare a prendere in aeroporto il loro vecchio amico Genio che sta tornando dall’Argentina. Nel loro vagare incontrano Giulio, uno studente di architettura che proseguirà la serata con loro. Diventerà quasi come un figlio adottivo anche se, nonostante l’età, è, decisamente, più adulto di loro. In questo sgangherato viaggio tutto viene raccontato in modo confuso, come per farci sentire come i suoi protagonisti.
Eternamente alticci e senza una direzione chiara, per strada, come nella vita.

Il tutto riesce anche grazie alle soundtrack di Krano, che con un ritmo rock sgangherato, ci immergono in una meravigliosa confusione.

Il loro vagare è immerso in un non precisato luogo dell’entroterra veneto, tra paesi di provincia senza una identità. La provincia è un perfetto non luogo in cui ambientare un film che vuole essere nostalgico ma senza prendersi troppo sul serio. I due protagonisti hanno perso quasi tutto con la crisi del 2008 e rimpiangono gli anni ’90, ma non fanno nulla per cambiare la loro situazione. Si crogiolano, come trascinati da una forza invisibile, come degli eterni bambini che non si fanno domande sul domani. Invece, Giulio, nonostante la sua giovane età è uno che di domande sul futuro se ne fa tante, forse troppe, è timido ed insicuro. E nella scena in cui incontra Doriano e Carlobianchi, è in piazza a festeggiare la laurea di una sua amica di cui è, palesemente, innamorato.
I “due girovaghi” lo vedono mentre parla con lei e lo osservano come solo due adulti possono guardare due ragazzi che si stanno innamorando. Lui, però, non ha il coraggio di dichiararle il suo amore, il giorno dopo ha da fare all’università, e saluta la ragazza prima degli altri amici che proseguono la serata con lei.

Giulio è un ragazzo meridionale responsabile e studioso ossessionato dalla Tomba Brion, ambizioso progetto di Carlo Scarpa che lui ha studiato minuziosamente sui libri ma, che non ha mai visto dal vivo. Ecco è proprio questo che gli manca. Tanta teoria, tante regole, tanta cultura e poca vita. L’opposto dei nostri protagonisti, che si buttano, che vivono alla giornata. Ed in questo viaggio, i tre si insegnano qualcosa vicendevolmente. Giulio si fa guidare da loro, e loro si fanno guidare da lui.

Detto questo, credo che questo film ci ricordi quanto il cinema italiano sia meraviglioso quando è autentico, calato nel territorio, e soprattutto, ha qualcosa da dire. Qualcosa di piccolo, di non retorico, ma, tuttavia di vero. Sossai è riuscito a creare un film agrodolce come il celebre “saor” veneto. C’è l’agre della vita di provincia, fatta di espedienti, ma c’è anche la sua dolcezza, quella dei rapporti sinceri e delle amicizie di una vita.

 

 

 

(20 febbraio 2026)

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