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lunedì, Giugno 24, 2024

Everything Eveeywhere All At Once: così, “de’ botto” e senza senso

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di Laura Salvioli
La pellicola in questione ha vinto ben sette oscar all’ultima edizione degli Academy. Il film è firmato Daniels, pseudonimo dietro il quale si nascondono Daniel Kwan e Daniel Scheinert che sono rispettivamente un attore ed un regista. Era uscito in Italia in autunno, ma è tornato nei cinema il 2 febbraio, visti i numerosi premi che si è aggiudicato. La trama in breve narra di una donna asiatica che gestisce una piccola lavanderia a gettoni e ha una figlia adolescente con cui ha un rapporto complesso, un marito fin troppo accondiscendente ed un padre tradizionalista che comincia ad avere problemi di memoria. In tutto questo un controllo fiscale fa emergere delle incongruenze per cui sarà tenuta a pagare degli arretrati all’ erario. Non voglio rivelare troppo, quindi, dirò solo che a partire da questo incontro con l’impiegata del fisco, interpretata dalla magnifica Jamie Lee Curtis, che ha anche conquistato l’oscar per questo ruolo, tutto cambia e si viene catapultati nel “multiverso”. Anzi nei “multiversi” cioè in tutti i possibili scenari in cui ci saremmo ritrovati se avessimo fatto scelte diverse nella vita. Ovviamente, in questi infiniti mondi paralleli noi siamo diversi ed anche le persone che ci circondano. Inoltre, ci sono forze negative che lottano contro quelle buone che puntano a distruggere questo complesso sistema.

Non voglio, ovviamente, fare spoiler, quindi non dirò altro sulla trama, tuttavia, per mio gusto personale è un film confusionario. Molti sostengono sia dovuto ad un nuovo linguaggio cinematografico influenzato dai social, quindi, più veloce e pieno di input. Sinceramente, credo sia proprio questo il suo problema, cioè il trattare mille temi ma tutti con superficialità. Come in passato avevo scritto su “Triangle of sadness”, non a caso anch’esso candidato come miglior film quest’anno, non amo molto questa tendenza a voler fare un “minestrone mainstream” al fine di piacere a tutti. In conclusione, non dico sia un brutto film, ma trovo che i constanti colpi di scena sparati a ripetizione non permettano di emozionarsi nei punti che potrebbero essere commoventi. Ed anche le trovate ironiche in alcuni casi funzionano ma in altri sono, per me, forzate. Non so se veramente la direzione del cinema, o almeno, della scrittura cinematografica sia quella di puntare su colpi di scena “così de botto senza senso” ma io la trovo una scorciatoia per non trattare mai nulla a fondo e con i tempi che necessita. Sembra che lo scopo sia un intrattenimento direi quasi “estremo” come se si avesse costantemente paura di annoiare lo spettatore.

Forse, comprendo il motivo di questa evoluzione, tuttavia, non lo condivido.

 

 

(31 marzo 2023)

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