Hamnet. William Shakespeare come non lo avete mai visto

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di Laura Salvioli
Laura Salvioli

La pellicola è l’adattamento cinematografico del romanzo “Nel nome del figlio Hamnet” di Maggie O’Farrell, co-autrice della sceneggiatura insieme alla regista. È un film del 2025 che trovate da noleggiare su Amazon prime. La regista Chloé Zhao, cinese naturalizzata americana, ha ricevuto ben otto candidature agli Oscar per questa sua ultima opera, tra cui miglior film dell’anno (prodotto tra gli altri anche da Steven Spielberg, alla ventiquattresima candidatura, e Sam Mendes). La trama è incentrata sulla figura di William Shakespeare (interpretato da Paul Mescal) che in giovene età per pagare i debiti del padre insegna il latino ai figli di una famiglia con cui il padre, guantaio, ha contratto un ingente debito. Tuttavia, durante una delle sue lezioni rimane folgorato da Agnes Hathaway (interpretata da Jessie Buckley) e se innamora quasi all’istante. I due decidono di sposarsi e, poco dopo, dal loro amore nascono Susanna e i gemelli Hamnet e Judith. Agnes è una donna libera selvaggia e con capacità divinatorie che comprende molto velocemente che Willam deve andare via da Stratford-upon-Avon e coltivare il suo talento a Londra.

La particolarità del film è che il teatro non compare mai se non sul finale. È tutto strutturato come un lungo e perfetto climax che culmina dentro al Globe Theatre. Ho accusato leggermente la lentezza di alcuni passaggi, posso dire, forse non necessaria, tuttavia, ho apprezzato la rivisitazione intimista di un personaggio noto come Shakespeare. Ho ritrovato, poi, similmente a come avviene in “Sentimental value” (altro film che ho recensito per Cinemanostro), il concetto dell’opera d’arte come metodo per vivere e sublimare un dolore. Tuttavia, questo secondo titolo riesce, a mio parere, con un ritmo maggiormente efficace ad arrivare al punto, ma senza la magia del teatro che, invece in “Hamnet” è il vero fulcro della storia. O meglio tutti gli elementi della storia convogliano nel teatro, in una perfetta unione tra storia privata e artistica. Non è un film biografico, sappiamo che si parla di Shakespeare ma non ci viene raccontata la sua vita in modo pedissequo, ma in un modo direi “sensoriale”. In un modo che avvicina lo spettatore all’arte e all’artista, ricordandoci la loro capacità di saper dire quello che noi non sappiamo dire. Saper raccontare sensazioni che noi, non artisti, possiamo solo vivere ma solo loro sanno sentire e descrivere fedelmente. E soprattutto, solo gli artisti, sanno creare dei personaggi in cui ci immedesimiamo e sanno rendere credibile ciò che sappiamo benissimo essere finto. Ed ancora di più nel teatro lo possiamo non solo vedere ma anche toccare.

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In conclusione, vi consiglio di recuperare questo film, ovviamente non aspettandovi una biografia ma qualcosa di totalmente diverso, anzi direi, di unico.

 

 

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(20 giugno 2026)

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