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giovedì, Agosto 18, 2022

“Leonora Addio!” sospeso tra ironia e disincanto (e qualche lungaggine)

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di Giuseppe Sciarra

Letteratura, storia, cinema, teatro, “Leonora Addio!” è un compendio di tutte queste discipline che assorbe in una narrazione quasi favolistica, sospesa tra ironia e disincanto ma anche amarezza, unite all’attesa che la vita volga a suo definitivo compimento. Paolo Taviani rimasto orfano del fratello Vittorio, alla veneranda età di novant’anni ci regala un film bizzarro, elegante, rigoroso, in un bianco e nero algido privo di ombre e opacità dove il vero protagonista della storia è il nostro paese, un’Italia che partendo dal lustro che gli viene dato dalla vittoria per il Nobel alla Letteratura a Luigi Pirandello il 10 dicembre del 1934 (con tanto di documentario luce che ci mostra la premiazione), sembra ottusa alle reali volontà del grande drammaturgo al momento della sua morte.

Mussolini vorrebbe per Pirandello un funerale di stato, lo scrittore nel suo testamento chiede invece che le sue ceneri vengano disperse nel mare o tutt’al più riposte in un’anonima e fredda roccia lontano da tutto ciò che ha fa parte della vita a cui lui ormai non appartiene più. Seppellito al cimitero del Verano vedrà esaudire le sue volontà solo 16 anni dopo. In un grottesco e surreale viaggio in un’Italia post dopoguerra ottusa e ignorante, ignavia del futuro e vittima di credenze arcaiche con citazioni filmiche a grandi classici del passato, da “ Paisà” di Rossellini a “ Un’estate violenta” di Valerio Zurlini, ripercorriamo frammenti di storia del nostro paese incapace di comprendere le sue reali responsabilità all’interno del conflitto e il suo destino ora che la guerra è finita.

Nell’ultima mezz’ora del film, dal bianco e nero si passa al colore con una suggestiva scena in cui un funzionario butta una piccola parte di ceneri di Pirandello nel mare (come lui avrebbe voluto) infischiandosene della vanità di un paese rozzo e ancora in fondo narcisista e fascista. Da qui in poi verrà narrata un’altra storia nel film, si tratta di una novella di Pirandello, “Il Chiodo”, scritta venti giorni prima di morire. Un’altra riflessione sulla morte causata da un omicidio. Un bambino emigrato in America uccide inspiegabilmente una ragazzina con un chiodo. Uscito dal carcere non si darà pace di quel gesto e andrà a trovare la tomba della bambina fino a quando non diventerà vecchio e morirà anche lui.

Nonostante qualche calo nel ritmo e qualche lungaggine di troppo verso la seconda metà del film, Paolo Taviani confeziona un’opera originale e malinconica sulla morte e sul rispetto che va tenuta per essa dai vivi. Un omaggio al fratello Vittorio ma anche un omaggio a se stesso oltre che a Pirandello che avrebbe sicuramente apprezzato questo film ispirato alla sua vita per l’aspetto grottesco e filosofico che lo pervade.

 

 

(28 luglio 2022)

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