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venerdì, Gennaio 27, 2023

Siccità. Il distopico all’italiana

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di Laura Salvioli
Parto confessando che a me Virzì piace e molto. Non tutti i suoi film sono perfetti ma è quasi sempre riuscito a parlare ad una parte di me stessa che neanche sapevo esistesse. Film come “Tutta la vita davanti”, “Ovo Sodo”, “La Pazza Gioia”, mi hanno preso emotivamente in modo inspiegabile, è come se ogni volta lui riuscisse a scovare la parte più fragile di me e a farla sfogare e piangere per tutte le sofferenze di un anno intero. Il suo ultimo film, che è attualmente nelle sale, è ambientato in una Roma del futuro che rimane senza acqua e si vede costretta a trovare una soluzione al problema. La pellicola ha molto in comune con “Don’t look up”, film Netflix di Adam Mckay, ma non scimmiotta affatto la sua trama e, soprattutto, riesce a creare un credibile affresco della società italiana di oggi. Ovviamente, per me da romana, ha un valore aggiunto l’ambientazione nella capitale che viene rappresentata in tutti i suoi difetti senza risparmiarne nessuno. Abbiamo il ragazzetto con il doppio taglio (Gabriel Montesi) un po’ coatto che, avendo messo incinta la ragazza, deve mettere la testa a posto, il galeotto (Silvio Orlando) che non vuole più uscire dal carcere anche se tutti lo vorrebbero aiutare perché (cito testualmente) “in Italia più di 25 anni nun se li fa nessuno”; la figlia del magnate che sembra stupida o per meglio dire, la sfigata di turno (Emanuela Fanelli) che in realtà è più sveglia di tutta la sua famiglia messa insieme. Lo scienziato veneto (Diego Ribon che somiglia molto come personaggio a Di Caprio in Don’t look up) che finisce per farsi affascinare dallo showbiz che inizialmente critica, grazie ad una Monica Bellucci super sensuale che interpreta sé stessa.

Insomma, non manca quasi nessuna tipologia umana nella grande famiglia creata da Virzì, e non manca neanche un intreccio notevole tra le varie storie che stupisce e commuove. Molto bravi sia la Fanelli che Silvio Orlando ma anche Mastrandrea ed il meno famoso Gabriel Montesi, il film è corale è lo è fino alla fine quando, sulle note di “mi sei scoppiato dentro al cuore” di Mina i singoli attori sorridono in camera per i titoli di coda. Non voglio ovviamente rivelare troppo della trama ma mi limiterò a dire che il finale, che da molti è stato criticato come troppo aperto, io l’ho trovato un grande messaggio di speranza di cui avevamo bisogno in un momento così cupo e pessimista. Per una volta non è più l’uomo, eternamente al centro, a trovarsi a dover risolvere il problema, ma la natura che si riprende quello che è suo e, forse, decide di ospitarci ancora nella sua Terra.

 

(12 ottobre 2022)

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