31.9 C
Roma
mercoledì, Giugno 29, 2022

The Wicker Man. Il “Quarto Potere del cinema horror”

-

di Francesco Lacava, #cinemanostro

Definito il “Quarto Potere del cinema horror” dalla rivista di genere Cinefantastique, per la sua complessità, ma anche a causa delle traversie subite in produzione e in post produzione, “The Wicker Man” è un’opera ancora adesso controversa e sottovalutata. Basti pensare che nel nostro paese non esiste una edizione in DVD o altro supporto e l’incauto cinefilo deve cercarlo per altre vie o accontentarsi di una versione con sottotitoli in tedesco o francese.

Tratto dal romanzo Ritual di David Pinner, l’opera deve molto al “Ramo d’oro”, la monumentale opera di Antropologia scritta da James Frazer sulla religione e la magia, tanto che l’intera pellicola presenta gli elementi che vengono descritti nel testo: gli occhi propiziatori sulle barche; falli di paglia alle finestre e i cordoni ombelicali sugli alberi a prova che nulla muore, ma tutto si ricrea e rinasce. Il regista Robert Hardy e lo sceneggiatore Anthony Shaffer ribadiscono il collegamento con il saggio di continuo, soffermando la macchina da presa su particolari e creando dialoghi che sono quasi esplicativi della filosofia celtico-pagana. Le traversie cui il film fu sottoposto, riguardano i tagli che i produttori (sia inglesi, ma anche americani, Roger Corman su tutti) compirono, tanto che l’attuale versione esistente è monca di 33 minuti.

Molto importante e funzionale è poi la colonna sonora, ad opera di Paul Giovanni che contiene molte tracce di natura folk, alcune delle quali sono ballate risalenti al XIII secolo e cantate dagli stessi attori del film. Ognuna di esse è essenziale allo svolgersi della storia e accompagnano la stessa narrazione: il lamento funebre iniziale (The lament of widow’s higlands); la taverna (The landlords daughter); la canzone dell’Albero di Maggio (Maypole) e così via.

Nel 2006 venne realizzato un remake con il titolo “Il Prescelto” con Nicholas Cage, flop di dimensioni epocali, tanto che l’intero cast e il regista dell’originale hanno disconosciuto il film; non è all’altezza dell’originale, non riuscendo a catturare quell’atmosfera di mistico paganesimo di cui è pervasa la pellicola, senza pensare alle scene che sfiorano il ridicolo. Esiste anche una sceneggiatura per un sequel: “The Loathsome Lambton Worm” che però non venne  mai realizzato.

La Trama

Il Sergente Neil Howie (Edward Woodward) è un irreprensibile tutore della legge un fedele (di confessione episcopale) credente e praticante, dalla ferrea morale e animato da un profondo senso del dovere. Le immagini iniziali lo mostrano in chiesa intento prima a cantare un Salmo, poi a leggere un passo del Vangelo, quello dell’Ultima Cena: “la mia carne e il mio sangue” quasi un oscuro presagio di ciò che accadrà di lì a qualche tempo. Di ritorno da una missione riceve una lettera anonima nella quale si chiede aiuto per il ritrovamento una bambina di dodici anni, Rowan Morrison, scomparsa  nell’isola di Summerisle, al largo delle Ebridi, in Scozia. Mosso da un sentimento civile e divino, il sergente Howie parte con un piper diretto all’isola, famosa per le sue mele esportate in tutto il Regno Unito. Se sulla terraferma il mondo appare scialbo e freddo, visto attraverso un filtro blu, superata la catena montuosa delle Highlands e arrivati a destinazione, la realtà è calda e colorata: campi fioriti, abbondanti meleti e il caldo giallo del sole che illumina ogni cosa rende tutto accogliente e rilassante. Summerisle è un luogo che appare subito chiuso in sé stesso, difficile da raggiungere e con una popolazione che sembra curiosa, ma diffidente allo stesso tempo. Inizialmente gli isolani negano l’esistenza della bambina, poi invece viene detto che è morta e il suo corpo mutato in lepre, corre felice per i campi. Sempre più disorientato il sergente si trova davanti una comunità fedele al culto della antica religione di matrice celtica: dei come Nuada il Sole,  Avelleanu signora dei campi e altri vivono ancora nel cuore degli abitanti. Lo shock è grande quando l’uomo assiste ad orge compiute all’aperto di notte, o alle lezioni sul significato fallico dell’Albero di Maggio fatto ai giovani delle scuole in tutta serenità. Non vi è traccia di Cristo e l’unica chiesa presente sull’isola è un rudere a cielo aperto abbandonato a sé stesso. L’intera isola è in fermento per l’arrivo della festa del Primo Maggio, in cui si celebra una importante festività pagana: la rinascita del mondo. Tutti si preparano a celebrarla nel migliore dei modi. L’anno precedente si viene a sapere il raccolto è stato fallimentare, ma questo invece sarà generoso. Nella locanda dove alloggia, Howie nota una fila di vecchie foto che mostrano giovanissime donne vestite di bianco circondate dai raccolti degli anni passati, ma ne manca una: quella del raccolto andato a male. Inizia a farsi strada, nella mente di Howie il sospetto che la giovane Rowan sia stata vittima di un sacrificio pagano. Quando poi scopre la tomba della giovane, il sospetto si fa sempre più vivo. Così il sergente decide di andare a parlare con il capo della comunità, lord Summerisle (Christopher Lee) per riesumare il corpo e terminare le indagini. L’uomo narra la storia dell’isola, di come suo nonno in epoca vittoriana, sfidando il clima e il territorio dell’isola, creò colture di frutti e fiori con nuovi ceppi, mascherando la scienza con la fede negli antichi dei. La gente vedendo che ciò funzionava davvero, abbandonò il monoteismo cattolico in favore di un paganesimo antico: «Il vecchio Dio è morto, ha avuto la sua opportunità e l’ha sprecata.»  tuona lord Summerisle mostrando con fierezza un giardino rigoglioso laddove dovrebbe esserci brughiera. Il sergente è disgustato, ma riceve l’autorizzazione per aprire la tomba: tuttavia al suo interno anziché il corpo di Rowan, giace quello di una lepre. Le parole del lord si accendono nella sua mente: «Bisogna amare la Natura, rispettarla e se necessario placarla con sacrifici.» Il ritrovamento della foto mancante trasforma il sospetto con certezza: al centro della stessa, circondata dal raccolto, vi è una sorridente Rowan Morrison, vestita di bianco e con una corona di fiori in testa, ma il sacrificio propiziatorio non è ancora stato compiuto e forse c’è speranza. L’indomani il sergente decide di tornare sulla terraferma per chiedere rinforzi, ma scopre che il suo aereo è stato manomesso e così non può lasciare l’isola. La festa nel frattempo inizia, con gli tutti abitanti che indossano maschere di animali, riflesso della vita quotidiana: il pescatore è un salmone; il macellaio veste la testa del bue e così via; dal gatto; al cervo. Ognuno ricopre un ruolo ben preciso, da lord Summerisle che fa da gran cerimoniere, all’ultimo avventore della taverna che danza ebbro di whisky (in una scena si mostra addirittura la creazione della bara di John Barleycorn). Tutti partecipano con gioia alla grande celebrazione in una lunga processione danzante, che dal centro del villaggio si dirige verso un cerchio di pietre magiche eretto chissà da chi. Howie rubato il costume dello sciocco o del giullare (the fool) segue il corteo che all’apice della cerimonia, si ferma nei pressi della scogliera, dove appare Rowan viva e vegeta, legata con dei lacci e pronta per il sacrificio. Il sergente getta via la maschera e corre a salvare la giovane, insieme corrono inseguiti dalla folla, attraverso cunicoli sotterranei, fino a sbucare dal buco in un terreno (una nascita virtuale, quasi) nella parte più alta dell’isola. Ma qui si rivela l’orrore; la vera vittima sacrificale è il sergente. Tutta la vicenda è stata una macchinazione perfetta ordita dagli abitanti di Summerisle. Attraverso indagini erano alla ricerca di un puro, un innocente, un vergine, che come vuole la tradizione: «Rappresenti la legge e sia sciocco e re allo stesso tempo.» spiega il lord, tutti elementi che si rispecchiano appieno nell’uomo. Lo sciocco/re viene così afferrato dalla folla e spogliato, dopo una serie di abluzioni rituali, vestito di una candida veste e quindi condotto nei pressi del Wicker Man (l’uomo di vimini), un colossale feticcio dalle fattezze umane al cui interno si trovano altre vittime: maiali; oche; vitelli e capre disposti negli arti; ma la cavità centrale, quella più grande spetta alla vittima più preziosa. Invano il sergente cerca di spiegare l’assurdità della vicenda, la grande beffa ordita dal vecchio lord, gli abitanti aspettano solo il sacrificio. Mentre le fiamme ardono e gli animali strepitano spaventati per la loro sorte, Howie inneggia un salmo e scaglia un anatema sugli abitanti, egli è già morto; la sua anima siede già al cospetto dei Santi e di Dio, (come dice lord Summerisle), il suo sguardo allucinato guarda già alla gloria eterna e la carne solo una vecchia vestigia che presto verrà consumata dal fuoco. Le urla sovrastano il crepitio delle fiamme e gli isolani danzano davanti al feticcio che brucia, cantando : «L’estate sta arrivando, canta cuculo perché i fiori sbocciano e i prati sono pronti. Il sacrificio annuale è stato compiuto: Nuada e Avelleanu placati, saziati e compiaciuti.

La scena finale mostra il sole che cala sulla giornata del Primo Maggio, mentre il Wicker Man si accascia su sé stesso, completamente devastato dalle fiamme.

 

(9 ottobre 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 




 

 

 

 

 

 

 

 

 


POTREBBERO INTERESSARTI

Pubblicità
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: