di Laura Salvioli

“Irréversible” è un film sperimentale del 2002 scritto e diretto da Gaspar Noé, interpretato da Vincent Cassel e Monica Bellucci. Quando la Bellucci e Cassel erano una coppia, e peraltro, una delle coppie famose più belle di tutti i tempi, a mio parere. Il titolo è disponibile su MUBI o su Amazon prime a pagamento e vi consiglio di recuperarlo ma, solo se non siete facilmente impressionabili. Il film, infatti è considerato il film scandalo degli anni 2000. Non solo per la scena di stupro più lunga mai girata, ma anche per il linguaggio, e, in generale per le scene di violenza presenti. Tanto è vero che durante la proiezione a Cannes varie persone lasciarono la sala, sconvolte da quello che stavano vedendo sullo schermo. Il film è montato come un lungo piano sequenza, ma, è in realtà, composto da centinaia di inquadrature molto simili tra loro che sono state assemblate. Viene utilizzata in vari punti la telecamera rotante che, però scorre in senso orario, nonostante il film sia composto a ritroso, parte, infatti, dall’epilogo della storia. In cui due protagonisti Marcus e Pierre vengono portati via dalla polizia da un locale gay, perché hanno ucciso uno degli avventori del club, ma noi spettori, non sappiamo ancora il perché. Il ritmo delle scene iniziali è concitato e disturbante, le riprese sono quasi nauseanti, il tutto per creare uno stato di confusione nello spettatore. Viene usato ripetutamente lo zoom per far sentire il pubblico vicino ai protagonisti in modo da farci percepire la loro ansia.
La colonna sonora di Thomas Bangalter alterna classici di Mahler e Beethoven a basse frequenze, nello specifico la frequenza dei 30 hertz che è simile a quella prodotta da un terremoto e, causa, appunto, un senso di vertigine. Per tutta la prima parte, infatti, si è completamente disorientati, sia per via delle riprese realizzare con angolature olandesi, capovolgimenti, inclinazioni panoramiche che danno senso di smarrimento, che per lo svolgersi della storia che, come dicevo, è narrata al contrario.
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Siamo subito catapultati nella furia di Marcus (interpretato da Vincent Cassel) e Pierre (interpretato da Albert Dupontel) che vogliono vendicare Alex (interpretata da Monica Bellucci), ma non sappiamo ancora il perché. Andando a ritroso, apprendiamo che Alex è stata stuprata, ed è questo che i due vogliono vendicare. E si giunge, quindi, alla famigerata scena della violenza sessuale che dura ben nove minuti. La scena non a caso la troviamo al minuto 48 del film che in tutto dura 97 minuti, quindi, esattamente a metà, proprio perché è la colonna su cui si regge tutto il film. Il regista ha dichiarato che non aveva idea di quanto sarebbe durata la scena, poiché tutto doveva essere deciso da Monica Bellucci, che la ha effettivamente diretta, e Jo Prestia, che ha interpretato il suo carnefice. La scena è stata completamente filmata in un’unica inquadratura ininterrotta, in modo da far empatizzare ancora di più con la vittima e non con il predatore. Ed è, inoltre, una scelta di rottura rispetto alle inquadrature precedenti, come a sottolineare che il tempo in quel momento si è fermato, esattamente come la macchina da presa.
Da qui in poi il film cambia per inquadrature, colori e dialoghi. C’è un prima ed un dopo. Perché” Irreversible”, come ha dichiarato lo stesso Noè, non è un film sulla violenza ma sul tempo. Si entra subito nell’incubo del post trauma e, poi si procede a ritroso e si torna alla quiete. Perché certi eventi drammatici sono, appunto “irreversibili”, non c’è modo di tornare alla condizione precedente. Proprio perché come Noè dice all’inizio e alla fine della pellicola: il tempo distrugge tutto. Inoltre, nel 2019 il regista ha rimontato il film in ordine cronologico, con circa 6 minuti in meno ma senza tagli ai dialoghi, l’operazione ha confermato la valenza palindroma del film e il suo violento nichilismo. Ma è nel messaggio la vera violenza del film, sono la vita ed il tempo ad essere violenti non le scene in sé. Questo ci vuole comunicare con il suo film provocatorio e tecnicamente coraggioso, certo le scelte fatte non lo rendono un film per un pubblico ampio ma, del resto, non penso fosse la volontà di Noè. Lui voleva scioccare e lo ha fatto. La sua è un’opera divisiva che impone una scelta estrema di amore o di odio. Io l’ho amato perché, come diceva qualcuno: “Mi piacciono le scelte radicali”, soprattutto quando hanno un chiaro messaggio e zero fronzoli. Quindi, se la vedete come me, recuperate assolutamente questo capolavoro.
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