Serpenti. Kafka versione SPQR

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di Laura Salvioli
Laura Salvioli

Il 10 settembre è uscito nelle sale il nuovo film di Roberto De Paolis scritto dai Fratelli d’Innocenzo e da De Paolis stesso, ed interpretato da Alessandro Borghi, Valeria Golino, Pietro Castellitto e Leonardo Lidi. Il film è stato presentato in anteprima al Festival di Venezia dato che è stato selezionato nella sezione Venezia Spotlight dell’83ª Mostra. De Paolis già era stato a Venezia nel 2022 con il film “Princess” che aveva aperto la sezione Orizzonti, ed ora ci propone un’opera grottesca e kafkiana che ci fa riflettere cinicamente sulla realtà in cui viviamo. La trama è sottile e affilata come una lama: un uomo, Paolo Marra, (interpretato da Laonardo Lidi), uccide la moglie, e, preso dal senso di colpa, va in un commissariato di una non identificata periferia romana a costituirsi. E qui iniziano le situazioni paradossali.

Già all’ingresso lui si presenta sconvolto da un poliziotto che, con serafica indifferenza, gli porge un modulo da compilare per costituirsi. Un modulo da compilare come per prenotate una visita medica o per fare una qualsiasi altra banale richiesta. Poi, viene lasciato ad attendere che arrivi il poliziotto “specializzato” interpretato da Alessadro Borghi che, visibilmente scocciato, compare per approfondire la faccenda con il reo confesso.  Qui, ci tengo a sottolineare che Borghi in questa versione da poliziotto coatto è veramente perfetto, sia nelle movenze che nell’atteggiamento. Incarna perfettamente il poliziotto medio che certo non ha la vocazione per quello che fa e, tantomeno l’empatia per capire determinate situazioni. Nonostante abbia, ovviamente, l’arroganza di sostenere il contrario. Durante questo colloquio, al povero Paolo Marra viene proposto un avvocato, interpretato da Pietro Castellitto, personaggio decisamente sopra le righe, che, nonostante venga definito dal Borghi poliziotto “una brava persona”, fa discorsi a dir poco sconvenienti. Anche in questo caso un Castellitto magistrale a metà tra un “Soul Goodman” capitolino ed un azzeccagarbugli vecchia scuola. Infine, il nostro povero reo confesso si confronta persino con una cartomante, interpretata dalla Golino, che come tutti gli altri, vuole manipolare il povero Marra.

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I fratelli d’Innocenzo, per me, sono maestri nel presentare storie nere, senza speranza in cui, però, è tutto così, tremendamente familiare, da provocarti sempre una stretta allo stomaco. Anche la scelta anche di una fotografia molto realistica aiuta ancora di più a riconoscere la situazione come più che verosimile. Ammetto che, appena finito di vedere il film, ho pensato fosse un film mozzato ma, poi ho capito che è quella la sensazione che produce un’opera così tristemente realistica da farti venire voglia di intervenire per cambiare gli avvenimenti assurdi che vedi sullo schermo. Molti hanno sottolineato come il film parli in realtà, in un modo assolutamente non retorico, di femminicidio, e, in parte è vero; tuttavia, per me, il vero tema è la crudeltà del mondo che circonda. Un mondo completamente capovolto in cui chi dovrebbe essere carnefice diventa vittima e viceversa, in un infinto teatro dell’assurdo. Il povero Marra all’inizio del film è l’omicida, quindi il mostro, ma con lo svolgersi della trama diventa lui la persona più sensata e sensibile della storia. E questo non viene fatto per farci empatizzare col killer ma per farci capire che le situazioni, spesso, sono più sfaccettate e complesse di quello che crediamo e che la realtà è sempre più crudele di qualsiasi, seppur sfrenata, fantasia.

 

 

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(20 settembre 2026)

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