di Laura Salvioli

Dal 17 settembre è disponibile su Netflix la nuova stagione della serie “Monster” di Ryan Murphy, una serie antologica dedicata a vari serial killer, arrivata con questa alla quarta stagione. La particolarità è che questa stagione è la prima dedicata ad un serial killer donna. Siamo a Fall River del New England alla fine dell’Ottocento, dove vive Lizzie Borden, giovane appartenente a una famiglia benestante ma assolutamente disfunzionale. Nel 1892 suo padre Andrew e la matrigna Abby vengono trovati brutalmente uccisi a colpi d’ascia. Il padre di Lizzie aveva una impresa di pompe funebri, attività molto redditizia, soprattutto per come la lui la praticava, come vedrete. Quindi, era in possesso di numerose asce per poter tagliare e lavorare il legno delle bare. La morte, insomma, è un tema che aleggia sin dall’inizio della storia come anche il sangue altro protagonista indiscusso che, inizialmente, compare come sangue mestruale a sottolineare il legame forte che il genere femminile ha con esso.
Lizzie perde la madre quando è molto piccola e viene cresciuta dalla nuova moglie di Andrew che è una donna rigida e priva di sentimenti ed empatia, con tratti sadici che sfoga sulle numerose cameriere che cambia molto spesso non ritenendole abbastanza per i suoi standard. Fino all’arrivo di Bridget, chiamata in casa “Maggie”, che si dimostrerà non solo, una perfetta ed efficiente cameriera, ma anche la chiave di volta nella vita di Lizzie. “Maggie” ha vissuto a Parigi è una donna moderna e spregiudicata e aiuterà Lizzie a far uscire la sua rabbia repressa accumulata da anni di soprusi da parte dei genitori. Le leggerà, infatti, la storia di Elizabeth Báthory, una nobildonna ungherese che fu una serial killer. Il tema del racconto e del tramandare queste storie di donne sanguinare è un altro pilastro della sceneggiatura. Infatti, la particolarità della serie è dovuta anche alla scelta di introdurre anche il personaggio di Aileen Wuornos (altra famosa serial killer vissuta negli anni 80 resa famosa anche dal film “Monster”) che, forse, avrà, poi, una stagione tutta sua. Ma che, nella serie attuale, viene introdotta come una fan di Lizzie. Si ipotizza, infatti, che la sua compagna le legga un libro che narra la storia della nostra “accettatrice”. La volontà è quella di creare un collegamento tra queste donne, come se fossero tutte mosse da un’unica fame di vendetta, soprattutto nei confronti del genere maschile, ma non solo. Una scelta che, però, può scoprire il fianco a critiche dato che, in realtà, il caso di Lizzie e quello di Aileen sono molto diversi, come vedrete, ma che rende perfettamente coerenti le scelte musicali prevalentemente anni ’80 che ho molto apprezzato. Inoltre, nota senza dubbio positiva è l’interpretazione di Sarah Pulson che ci regala un Aileen assolutamente schizzata, istintiva e allo stesso tempo fragile e ferita dalla vita. Diciamo che il voler collegare tutte queste storie di donne ha un senso ma, potrebbe essere visto come una scelta retorica.
L’Odissea di Nolan in cui l’Ulisse non “ulissa”
di Laura Salvioli Il 16 luglio è uscito nelle sale italiane l’attesissimo ultimo film di Nolan, che, come... →
Lizzie, ovviamente, ha un valore simbolico, perché, collocandosi nell’età vittoriana, viene “salvata” dall’immagine della donna come “angelo del focolare”, trattamento che non sarà riservato alle altre due killer. Una donna nell’ epoca vittoriana non si riteneva capace di uccidere in un modo così efferato e violento. Inoltre, il processo a Lizzie Borden fu tra i primi casi mediatici di cronaca nera. Seguito in tutto il paese con una attenzione morbosa che, probabilmente, influì anche sulla giuria. Questo è, inoltre, un altro punto in comune con la storia di Aileen, anche nel suo caso il processo fu seguito in modo ossessivo, tuttavia, questo giocò a discapito dell’imputata. La volontà dello sceneggiatore credo fosse anche quella di far vedere come la figura della donna cambi nei secoli e come cambi il modo in cui la società la vede. E da questo punto di vista l’obiettivo è stato raggiunto. Tuttavia, il rischio è soprattutto in questa serie rispetto alle precedenti di Murphy, per quanto io possa condividere il tema femminista che pervade tutta la serie, di empatizzare eccessivamente con le killer.
È giusto il cercare di comprendere che ho apprezzato nella serie su Ed Gein e sui Menendez, oppure di condannare totalmente e ridare importanza e centralità alle vittime come in The Dhamer, sono molto più scettica su questa impostazione eccessivamente indulgente. Mi è sembrata una scelta furba – poi ho apprezzato tutto il resto, recitazione, musiche, scelte visive; tuttavia, ho trovato alcuni passaggi forzati non solo perché non fedeli alla storia vera, ma perché mirate troppo a strizzare l’occhio al pubblico femminile.
Hamnet. William Shakespeare come non lo avete mai visto
di Laura Salvioli La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo “Nel nome del figlio Hamnet” di Maggie O'Farrell,... →
(2 ottobre 2026)
©gaiaitalia.com 2026 – diritti riservati, riproduzione vietata