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giovedì, Agosto 18, 2022

“Ritorno dal nulla”, o dell’autobiografia di Jim Caroll

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di Giuseppe Sciarra
Tratto dall’autobiografia dello scrittore, cantante punk e poeta americano Jim Caroll, anche questa pellicola come il film della mia precedente recensione, “Christopher and His Kind” tratta tra i temi quello della prostituzione (in realtà ho preso una gran sola credevo fosse il tema principale invece resta molto ai margini della storia), l’argomento portante dell’intera vicenda è principalmente quello della droga: l’eroina, il grande flagello della gioventù degli anni settanta, ottanta e novanta – che grandi verità che vi sto svelando sull’eroina, eh?

Nell’omonimo libro dal titolo più interessante, “Jim entra nel campo di basket” la storia si svolge a fine anni sessanta, nella versione cinematografica negli anni novanta, questo per creare maggiore empatia con le nuove generazioni. A dirigere quest’opera un regista di videoclip (Cyndy Lauper, Bobby Brown, Snoopy Doggy Doog), Scott Kalvert, morto suicida anni dopo, il quale ha all’attivo sole due pellicole, l’altra fu un flop colossale e venne massacrata dalla critica, “Deuces Wild – I guerrieri di New York”, film che doveva essere prodotto da Martin Scorsese, il quale rinunciò all’ultimo momento alla produzione, evidentemente qualcosa dell’operazione non lo convinceva.

Questa parte della recensione è stata scritta ieri notte dopo aver visto il film e stamattina ho sentito il temibile e crudele direttore editorialedella testata, il quale mi ha consigliato coi suoi modi temibili e crudeli di proseguire con uno stile più ironico e velenoso ed in effetti rileggendo il tutto qui sopra, la recensione non ha mordente e lo sbadiglio è dietro l’angolo, quindi da adesso in poi sarò ironico, bello e cattivo – brutto anche no. Col mazzetto che mi faccio per tenermi in forma, ci mancherebbe che per una recensione mando a monte la mia bellezza e la mia gioventù che ahimè mi ha mandato a farmi benedire lei.

Il protagonista di “Ritorno dal nulla” che mi ostino a scrivere, “Lontano dal nulla” non chiedetemi perché, (forse perché è un titolo merdoso e sciocco come solo le distribuzioni cinematografiche italiane sono in grado di concepire), è Leonardo Di Caprio. Un attore che amo molto ma che ho scoperto da una conversazione telefonica con il temibile e crudele direttore di questa testata che a lui non piace per niente – per cui le mie lodi a Di Caprio verranno ridimensionate o saranno nulle, rischio censura e chissà anche tortura; più probabile questa.

Il film narra le vicende di un giovane Jim Caroll che negli anni novanta non era adolescente ma già una vecchia ciabatta come il sottoscritto, ma va bene lo stesso. Jim era promessa del basket, assieme al suo gruppo di amici, di cui faceva parte un ragazzo malato di leucemia, la morte di quest’ultimo a soli sedici anni, porterà il gruppo a rifugiarsi nell’eroina, e a fare di tutto per assecondare le proprie pulsioni autodistruttive attraverso questa droga con azioni abiette. Insomma nulla di nuovo che non era già stato raccontato in vari film precedenti a questo, in primis il sopravvalutato,”Cristine F. e i ragazzi dello zoo di Berlino” – pellicola quest’ultima piuttosto modesta, meglio il libro e ancor meglio la colonna sonora superlativa di sua maestà David Bowie.

Il film nella prima parte regge bene, soprattutto in termini di sceneggiatura, la storia coinvolge e quasi saremmo tentati di aspettarci qualcosa alla Larry Clark che quell’anno debutterà con lo sconvolgente, “Kids”– opera di tutt’altra pasta e livello. Ottima la scelta di far leggere al protagonista alcuni stralci di quella che poi diventerà la propria opera letteraria ma ahimè, dalla seconda parte in poi, la pellicola scivola nella noia più assoluta, salvo alcune scene (meravigliosa e inquietante quella della sparatoria in classe) vuoi per la sceneggiatura monotona che sembra arrampicarsi agli specchi e affrancarsi ai soliti cliché della droga, vuoi per la regia da videoclip che banalizza la vicenda.

Il problema delle regia da videoclip musicale nel cinema è che sono tanto belle e azzardate quanto rischiose perché appiattiscono sul piano emotivo la storia, soprattutto se la sceneggiatura è svogliata. In questo caso avviene che certe situazioni da video musicale distanziano dai protagonisti e dalla loro tragedia che viene resa “ troppo figa” dal montaggio e dalla musica. Alcune situazioni come la svolta malevole del professore di basket che offre dei soldi al protagonista per prostituirsi sembrano falsate e gratuitamente sensazionalistiche visto che l’insegnante in altre scene precedenti viene presentato in maniera decisamente diversa, altra pecca del film. Sufficienza piena perché la regia in certi passaggi è buona e la storia ha dei bei momenti. Insufficienza per il finale invece, molto sbrigativo, evidentemente o il budget non era abbastanza o la troupe voleva andare in vacanza (o è intervenuto il produttore).

 

(30 luglio 2022)

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